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28 GIUGNO - 18 OTTOBRE 2014
IL FESTIVAL

Vita ed Opere di
QUIRINO RUGGERI
Albacina di Fabriano, 24 marzo 1883 – 12 giugno 1955

Di umili origini, emigra giovanissimo in America, in seguito ritorna in Italia e si stabilisce a Roma dove svolge l’attività. È agli inizi degli Anni Venti che nasce il suo interesse per la scultura. Entrato nello studio di A. Dazzi dove rimane fino al ’22, debutta ufficialmente alla I Biennale romana del ’21 con due sculture. Allontanatosi da Dazzi, prende uno studio vicino a quelli di De Chirico e Guidi con cui stringe amicizia; è infatti col gruppo di “Valori Plastici” che, presentato da Savinio, espone alla Primaverile fiorentina del ’22 il bassorilievo La Serena.
Dopo un periodo di un anno e mezzo in cui si ritira Fabriano con Guidi, è di nuovo a Roma dove frequenta il gruppo di artisti del caffè Aragno. Attratto dalle culture primitive, attinge il suo repertorio formale dalla scultura romanica, egizia, indiana, azteca e della Grecia arcaica divulgate dalle monografie enciclopediche di “Valori Plastici” edite da Mario Broglio. Produce in questi anni numerosi bassorilievi in cui il raffinato ordine compositivo e ritmico è espressione di una ricerca di essenzialità nella costruzione plastica delle figure (La vergine al convento 1926, Studio di donna 1927, La vetrina 1927, L’incontro 1927, Ritratto di fanciulla 1928) e numerosi ritratti di intellettuali, suoi amici, dove la resa psicologica del soggetto tesa al limite della caricatura raggiunge risultati di notevole interesse (Alfredo Casella 1927, Bruno Barilli 1927, Aldo Briganti 1928, Anna Banti 1928, Roberto Longhi 1928). Partecipa per la prima volta alla biennale veneziana nel 1928 con due bassorilievi: Ritratto di Giuliano Briganti, 1927 e Ritratto di Barbara Briganti, 1927; sempre in questo anno Wart Arslan gli dedica sul numero di ottobre della rivista “Dedalo” un lungo saggio.
Nel ’29 è presente alla II Mostra del Novecento italiano con un gruppo di tre sculture. Durante gli Anni Trenta la scultura di Ruggeri segna una svolta verso un più marcato naturalismo. Inoltre, influenzato dal clima retorico ufficiale che sempre più andava affermandosi, si volge gli esempi della ritrattistica romana perdendo non poco della sua originalità iniziale. Dopo la sua morte la Biennale veneziana del ’56 gli dedica una mostra retrospettiva dove vengono presentate ventisei opere, tutte del periodo compreso fra il 1923 e il 1934. La storia di Quirino Ruggeri è singolare e esemplare ma dovremo tornare di molti anni indietro perché se ne capisca il significato. Quando noi eravamo ragazzi Ruggeri era già uno scultore famoso, il suo nome legato a Longhi, a Cardarelli, a Casella e a sodalizi di lavoro con Dazzi e con Martini. La responsabilità maggiore gli venne affidata da Cipriano Efisio Oppo con una sola personale alla Quadriennale del 1935, e, qui, incidentalmente diremo che “La Quadriennale” di allora era ben altro che l’attuale squallida rassegna che ancora porta quel nome.
Le due prime Quadriennali romane rivelavano e consacravano in quegli anni quei valori della scultura italiana ( dal grande Martini, a Marino, a Fazzini) oltre i quali mai si sono avventurati i burocrati odierni. La sala di Ruggeri alla II Quadriennale era bella e gli valse il secondo premio assoluto per la scultura; così come nella favola il brutto anatroccolo diventa cigno, l’antico sarto si ritrovava celebrato scultore. Sì, perché, prima di dedicarsi alla scultura con fanatismo da neofita, Ruggeri era stato un eccellente sarto e questa lunga esperienza artigianale affiorava nel procedere schivo e stupito nel suo modellato e apertamente si rileva nella geometria metafisica delle sue opere migliori.

Testo pubblicato dal pittore Corrado Cagli in occasione dell’omaggio a Ruggeri “20 opere di Cagli, Capogrossi, Burri, Mannucci, Turcato, Sanfilippo, Accardi, Perilli”, presso la Galleria Schneider.
12 LUGLIO - 18 OTTOBRE 2014
PROROGATA ALL´11 GENNAIO 2015
Grotta Ricotti /
Palazzo Comunale -
Sala U. Matteucci
CAMERANO